Fatti del 25 aprile, ODG: Ferma condanna, Sindaco chieda scusa.

ORDINE DEL GIORNO  

Oggetto: comportamenti Sindaco celebrazioni 25 Aprile

manc mang

Visto che

-         Durante le celebrazioni del 25 aprile, il sindaco di Ancona ha abbandonato volontariamente il palco riservato alle Istituzioni durante l’intervento del rappresentante nazionale dell’ANPI;

Considerato che

-         Il 25 aprile, festa della liberazione dal nazi fascismo, rappresenta per il paese una festa di libertà e democrazia che unisce tutti gli italiani;

 

-         L’ANPI rappresenta da sempre la viva memoria partigiana e si impegna in tutto il territorio nazionale per propagandare e divulgare i valori costituzionali figli della resistenza;

Sottolineato che

-         Il sindaco è il rappresentante massimo delle istituzioni cittadine e deve saper rappresentare i suoi cittadini nella totalità delle loro tendenze e dei loro pensieri democraticamente espressi;

 

-         Abbondonare il palco del 25 aprile in segno di protesta politico-partitica contro un’organizzazione come l’ANPI, oltreché palesare una grave inadeguatezza storico culturale da parte di chi dovrebbe rappresentare la nostra città, è un gesto di violenta scorrettezza istituzionale;

 

-         Ancona vanta una gloriosa storia di resistenza partigiana oltreché di città democratica ed antifascista;

Il Consiglio comunale di Ancona:

Condanna con fermezza il gesto del Sindaco Valeria Mancinelli, ne prende con determinazione le distanze ed invita il primo cittadino alle scuse pubbliche nei confronti dell’ANPI e di tutta la città.

 

Francesco Rubini Filogna

 

ODG Approvato: Prima i diritti fondamentali poi i vincoli di bilancio

TESTO DELL’ORDINE DEL GIORNO APPROVATO OGGI 22/03/2017 IN CONSIGLIO COMUNALE italia-sana-costituzione1

Il Consiglio Comunale di Ancona

PREMESSO

che la Corte Costituzionale ha emesso in data 19 ottobre 2016 la sentenza n° 275. Sentenza che verteva nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2-bis, della legge della Regione Abruzzo 15 dicembre 1978, n. 78 (Interventi per l’attuazione del diritto allo studio), aggiunto dall’art. 88, comma 4, della legge della Regione Abruzzo 26 aprile 2004, n. 15, recante «Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Regione Abruzzo (Legge finanziaria regionale 2004)», promosso dal Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, nel procedimento vertente tra la Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo, con ordinanza del 19 marzo 2014, iscritta al n. 123 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 30, prima serie speciale, dell’anno 2014.

Evidenziato

Come il caso sia stato sollevato in quanto la compartecipazione regionale al costo del trasporto scolastico per studenti affetti da disabilità, indicato con precisione nella suddetta legge regionale (50% delle spese sostenute), trovasse un limite, indicato dalle stesse norme regionali, “nelle disponibilità finanziarie di bilancio” e quindi dalle “disponibilità finanziarie di volta in volta determinate dalle leggi di bilancio”

Sottolineato

Che il ricorrente – per incidenza – Tar:

“dubita della legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2-bis, della legge della Regione Abruzzo n. 78 del 1978, in riferimento all’art. 10 Cost., in relazione all’art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con legge 3 marzo 2009, n. 18, e all’art. 38 Cost., che assicurano il diritto allo studio delle persone con disabilità, poiché l’effettività di tale diritto risulterebbe pregiudicata dal condizionamento dell’erogazione del contributo, al trasporto degli studenti disabili, alle disponibilità finanziarie, di volta in volta, determinate dalle leggi di bilancio.”

Riterrebbe che “la norma censurata darebbe immotivata e non proporzionata prevalenza alle esigenze di equilibrio di bilancio e non assicurerebbe una adeguata, stabile e certa tutela al diritto all’educazione e all’istruzione degli alunni affetti da grave disabilità, che necessitano del trasporto per la frequenza scolastica.”

Ed inoltre che “una volta assunta la decisione di contribuire al servizio” (esplicitamente indicata nella norma regionale ad hoc ndr), “la determinazione della misura del finanziamento non potrebbe essere rimessa alle mere decisioni dell’amministrazione regionale, poiché ciò trasformerebbe l’onere della Regione in una posta aleatoria ed incerta, la cui entità, in mancanza di limiti predeterminati dalla legge, potrebbe essere arbitrariamente ridotta, per finanziare beni ed interessi che non godono di tutela piena ed incondizionata al pari del diritto allo studio del disabile, con conseguente sacrificio della sua effettività.” Conseguentemente “ che il rilievo costituzionale di tale diritto costituisce un limite invalicabile all’intervento discrezionale del legislatore, così che il nucleo di garanzie minime per renderlo effettivo dovrebbe essere assicurato al di là di ogni esigenza di bilancio, garantendosi certezza, stabilità e obbligatorietà del finanziamento.”

Ricordato altresì

Come la difesa regionale abbia citato, come diritti costituzionalmente rilevanti (oltre quindi a quello del diritto allo studio degli studenti disabili) anche tutta una serie di principi relativi alla copertura finanziaria, all’equilibrio e al pareggio di bilancio esplicitamente e implicitamente richiamati dall’ente medesimo con la citazione dell’articolo 81 della Costituzione attualmente vigente (cioè come riformato dalla revisione costituzionale del 2012 che ha così introdotto il cd obbligo di “pareggio di bilancio” in Costituzione)

Sottolineato

Che la Corte, entrando nel merito della controversia evidenzia come:

la controversia sia costituzionalmente rilevante e quindi meritevole di pronunciamento.

Come vengano a essere toccati direttamente gli articoli 38 comma 3 Cost. (“Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.”) ma anche il 10 Cost ( “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.”) e che, in riferimento a quest‘ultimo, vada concretamente rispettata la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948; il Protocollo n. 1 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, adottato a Parigi il 20 marzo 1952; la Carta sociale europea (riveduta), adottata a Strasburgo il 3 maggio 1996 e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006. Mentre, per il rispetto dell’articolo 38, la Corte scrive che “spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale”.  E Inoltre che “Nella specie il legislatore regionale si è assunto l’onere di concorrere, al fine di garantire l’attuazione del diritto, alla relativa spesa, ma una previsione che lasci incerta nell’an e nel quantum la misura della contribuzione (per motivazioni legate alle disponibilità di bilancio ndr), la rende aleatoria, traducendosi negativamente sulla possibilità di programmare il servizio e di garantirne l’effettività, in base alle esigenze presenti sul territorio.” E che “Si deve ritenere che l’indeterminata insufficienza del finanziamento condizioni, ed abbia già condizionato, l’effettiva esecuzione del servizio di assistenza e trasporto come conformato dal legislatore regionale, violando in tal modo il precetto contenuto nell’art. 38, terzo e quarto comma, Cost.”

Se non fosse stato chiaro il concetto espresso, ribadisce che “Non può nemmeno essere condiviso l’argomento secondo cui, ove la disposizione impugnata non contenesse il limite delle somme iscritte in bilancio, la norma violerebbe l’art. 81 Cost. per carenza di copertura finanziaria. A parte il fatto che, una volta normativamente identificato, il nucleo invalicabile di garanzie minime per rendere effettivo il diritto allo studio e all’educazione degli alunni disabili non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali, è di tutta evidenza che la pretesa violazione dell’art. 81 Cost. è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibrio del bilancio, sia con riguardo alla Regione che alla Provincia cofinanziatrice. È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione.”

Che, in merito alla sindacabilità e alla possibile fuga dal giudizio di costituzionalità in materia di bilancio “In definitiva, nella materia finanziaria non esiste «un limite assoluto alla cognizione del giudice di costituzionalità delle leggi». Al contrario, ritenere che il sindacato sulla materia sia riconosciuto in Costituzione «non può avere altro significato che affermare che esso rientra nella tavola complessiva dei valori costituzionali», cosicché «non si può ipotizzare che la legge di approvazione del bilancio o qualsiasi altra legge incidente sulla stessa costituiscano una zona franca sfuggente a qualsiasi sindacato del giudice di costituzionalità, dal momento che non vi può essere alcun valore costituzionale la cui attuazione possa essere ritenuta esente dalla inviolabile garanzia rappresentata dal giudizio di legittimità costituzionale»

LA Corte dispone infine che “Per tali argomentazioni, l’art. 6, comma 2-bis, della legge reg. Abruzzo n. 78 del 1978 deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo limitatamente all’inciso «, nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa,».

Considerato quindi

Che i diritti fondamentali e incomprimibili costituzionalmente garantiti dalla prima parte della Costituzione sono di pari rango a quelli previsti nella seconda parte della stessa ed entrambi funzionalmente collegati e sostenuti da principi fondamentali del medesimo testo costituzionale;

Che dal punto di vista sostanziale e formale non possono essere previste norme che possano essere inficiate da successive indicazioni normative di bilancio, così da rendere aleatorio e incerto quanto con certezza viene indicato dalle norme specifiche di settore e temporalmente precedenti, tanto più in tema di diritti incomprimibili

Che la Corte Costituzionale con la recente sentenza n. 275 del 19/10/2016 propone il criterio attraverso il quale garantire il reale rispetto dei diritti della persone la loro effettiva soddisfazione. Detto criterio consiste nella concreta verifica dei bisogni cui dive corrispondere la contestuale garanzia di certezza, stabilità ed obbligatorietà del finanziamento. In altri e più semplici termini, l’obiettivo dell’ente deve essere quello di garantire il concreto rispetto dei diritti della persona e la loro effettiva soddisfazione mediante la certezza dell’allocazione delle risorse;

Che di conseguenza anche vincoli di bilancio imposti ai Comuni e discendenti da obblighi derivanti da tali trattati e dall’impostazione monetarista che li ha ispirati debbano trovare radicali correttivi

Valutato quindi, per quanto espresso in narrativa, che i temi sopra esposti impattino direttamente e indirettamente le competenze anche del Consiglio Comunale di Ancona;

Tutto ciò premesso

Il Consiglio Comunale di Ancona

Impegna l’amministrazione comunale tutta a:

Al fine di rendere effettivamente esigibili diritti fondamentali costituzionalmente garantiti – per quanto di competenza – a non produrre atti tali da incorrere nella condizione di aleatorietà e incertezza a causa di concomitanti e o successive norme comunali di bilancio;

A non far sottostare la fruizione di tali diritti fondamentali e incomprimibili – sempre per quanto di competenza, e limitatamente ad essi – a propri vincoli di bilancio tali da renderli inesigibili del tutto o in parte;

A compiere una ricognizione relativa a eventuali non esigibilità parziali o totali di diritti costituzionalmente fondamentali e incomprimibili a livello comunale a causa di situazioni di bilancio simili a quelle ricordate in narrativa, e a riferirne in tempi adeguati al Consiglio Comunale

 

ORDINE DEL GIORNO: I DIRITTI PRIMA DEI VINCOLI DI BILANCIO

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ORDINE DEL GIORNO: I DIRITTI PRIMA DEI VINCOLI DI BILANCIO

Il Consiglio Comunale di Ancona

PREMESSO

che la Corte Costituzionale ha emesso in data 19 ottobre 2016 la sentenza n° 275. Sentenza che verteva nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2-bis, della legge della Regione Abruzzo 15 dicembre 1978, n. 78 (Interventi per l’attuazione del diritto allo studio), aggiunto dall’art. 88, comma 4, della legge della Regione Abruzzo 26 aprile 2004, n. 15, recante «Disposizioni finanziarie per la redazione del bilancio annuale 2004 e pluriennale 2004-2006 della Regione Abruzzo (Legge finanziaria regionale 2004)», promosso dal Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, nel procedimento vertente tra la Provincia di Pescara e la Regione Abruzzo, con ordinanza del 19 marzo 2014, iscritta al n. 123 del registro ordinanze 2014 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 30, prima serie speciale, dell’anno 2014.

Evidenziato

Come il caso sia stato sollevato in quanto la compartecipazione regionale al costo del trasporto scolastico per studenti affetti da disabilità, indicato con precisione nella suddetta legge regionale (50% delle spese sostenute), trovasse un limite, indicato dalle stesse norme regionali, “nelle disponibilità finanziarie di bilancio” e quindi dalle “disponibilità finanziarie di volta in volta determinate dalle leggi di bilancio”

Sottolineato

Che il ricorrente – per incidenza – Tar:

“dubita della legittimità costituzionale dell’art. 6, comma 2-bis, della legge della Regione Abruzzo n. 78 del 1978, in riferimento all’art. 10 Cost., in relazione all’art. 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità – adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006, ratificata e resa esecutiva con legge 3 marzo 2009, n. 18, e all’art. 38 Cost., che assicurano il diritto allo studio delle persone con disabilità, poiché l’effettività di tale diritto risulterebbe pregiudicata dal condizionamento dell’erogazione del contributo, al trasporto degli studenti disabili, alle disponibilità finanziarie, di volta in volta, determinate dalle leggi di bilancio.”

Riterrebbe che “la norma censurata darebbe immotivata e non proporzionata prevalenza alle esigenze di equilibrio di bilancio e non assicurerebbe una adeguata, stabile e certa tutela al diritto all’educazione e all’istruzione degli alunni affetti da grave disabilità, che necessitano del trasporto per la frequenza scolastica.”

Ed inoltre che “una volta assunta la decisione di contribuire al servizio” (esplicitamente indicata nella norma regionale ad hoc ndr), “la determinazione della misura del finanziamento non potrebbe essere rimessa alle mere decisioni dell’amministrazione regionale, poiché ciò trasformerebbe l’onere della Regione in una posta aleatoria ed incerta, la cui entità, in mancanza di limiti predeterminati dalla legge, potrebbe essere arbitrariamente ridotta, per finanziare beni ed interessi che non godono di tutela piena ed incondizionata al pari del diritto allo studio del disabile, con conseguente sacrificio della sua effettività.” Conseguentemente “ che il rilievo costituzionale di tale diritto costituisce un limite invalicabile all’intervento discrezionale del legislatore, così che il nucleo di garanzie minime per renderlo effettivo dovrebbe essere assicurato al di là di ogni esigenza di bilancio, garantendosi certezza, stabilità e obbligatorietà del finanziamento.”

Ricordato altresì

Come la difesa regionale abbia citato, come diritti costituzionalmente rilevanti (oltre quindi a quello del diritto allo studio degli studenti disabili) anche tutta una serie di principi relativi alla copertura finanziaria, all’equilibrio e al pareggio di bilancio esplicitamente e implicitamente richiamati dall’ente medesimo con la citazione dell’articolo 81 della Costituzione attualmente vigente (cioè come riformato dalla revisione costituzionale del 2012 che ha così introdotto il cd obbligo di “pareggio di bilancio” in Costituzione)

Sottolineato

Che la Corte, entrando nel merito della controversia evidenzia come:

la controversia sia costituzionalmente rilevante e quindi meritevole di pronunciamento.

Come vengano a essere toccati direttamente gli articoli 38 comma 3 Cost. (“Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale.”) ma anche il 10 Cost ( “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.”) e che, in riferimento a quest‘ultimo, vada concretamente rispettata la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite a Parigi il 10 dicembre 1948; il Protocollo n. 1 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, adottato a Parigi il 20 marzo 1952; la Carta sociale europea (riveduta), adottata a Strasburgo il 3 maggio 1996 e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006. Mentre, per il rispetto dell’articolo 38, la Corte scrive che “spetta al legislatore predisporre gli strumenti idonei alla realizzazione ed attuazione di esso, affinché la sua affermazione non si traduca in una mera previsione programmatica, ma venga riempita di contenuto concreto e reale”.  E Inoltre che “Nella specie il legislatore regionale si è assunto l’onere di concorrere, al fine di garantire l’attuazione del diritto, alla relativa spesa, ma una previsione che lasci incerta nell’an e nel quantum la misura della contribuzione (per motivazioni legate alle disponibilità di bilancio ndr), la rende aleatoria, traducendosi negativamente sulla possibilità di programmare il servizio e di garantirne l’effettività, in base alle esigenze presenti sul territorio.” E che “Si deve ritenere che l’indeterminata insufficienza del finanziamento condizioni, ed abbia già condizionato, l’effettiva esecuzione del servizio di assistenza e trasporto come conformato dal legislatore regionale, violando in tal modo il precetto contenuto nell’art. 38, terzo e quarto comma, Cost.”

Se non fosse stato chiaro il concetto espresso, ribadisce che “Non può nemmeno essere condiviso l’argomento secondo cui, ove la disposizione impugnata non contenesse il limite delle somme iscritte in bilancio, la norma violerebbe l’art. 81 Cost. per carenza di copertura finanziaria. A parte il fatto che, una volta normativamente identificato, il nucleo invalicabile di garanzie minime per rendere effettivo il diritto allo studio e all’educazione degli alunni disabili non può essere finanziariamente condizionato in termini assoluti e generali, è di tutta evidenza che la pretesa violazione dell’art. 81 Cost. è frutto di una visione non corretta del concetto di equilibrio del bilancio, sia con riguardo alla Regione che alla Provincia cofinanziatrice. È la garanzia dei diritti incomprimibili ad incidere sul bilancio, e non l’equilibrio di questo a condizionarne la doverosa erogazione.”

Che, in merito alla sindacabilità e alla possibile fuga dal giudizio di costituzionalità in materia di bilancio  “In definitiva, nella materia finanziaria non esiste «un limite assoluto alla cognizione del giudice di costituzionalità delle leggi». Al contrario, ritenere che il sindacato sulla materia sia riconosciuto in Costituzione «non può avere altro significato che affermare che esso rientra nella tavola complessiva dei valori costituzionali», cosicché «non si può ipotizzare che la legge di approvazione del bilancio o qualsiasi altra legge incidente sulla stessa costituiscano una zona franca sfuggente a qualsiasi sindacato del giudice di costituzionalità, dal momento che non vi può essere alcun valore costituzionale la cui attuazione possa essere ritenuta esente dalla inviolabile garanzia rappresentata dal giudizio di legittimità costituzionale»

LA Corte dispone infine  che “Per tali argomentazioni, l’art. 6, comma 2-bis, della legge reg. Abruzzo n. 78 del 1978 deve essere dichiarato costituzionalmente illegittimo limitatamente all’inciso «, nei limiti della disponibilità finanziaria determinata dalle annuali leggi di bilancio e iscritta sul pertinente capitolo di spesa,».

Considerato quindi

Che tale sentenza – come è per altro sovente in riferimento ai pronunciamenti della Corte Costituzionale – abbia carattere anche esulante la controversia in oggetto e anzi carattere di generalità in quanto nella sostanza:

Afferma la prevalenza dell’effettività dei diritti fondamentali e incomprimibili costituzionalmente garantiti rispetto ai vincoli relativi all’equilibrio di bilancio, anche a quello presente nell’articolo 81 della Costituzione. Questo, si può dedurre, perché tali diritti sono dettagliati e concretizzati nella Parte prima della Costituzione (diritti e doveri dei cittadini) che dà attuazione ai Principi fondamentali della Costituzione (art. dall 1 al 12), mentre l’art 81, ancorché qualora venisse interpretato in maniera “estensiva”, non trova i suoi principi ispiratori né nei Principi Fondamentali né nella Parte Prima, risultando quindi soccombente, valore questo,al di là del tecnicismo, di fondamentale valore politico e sociale

Che dal punto di vista sostanziale e formale non possono essere previste norme che possano essere inficiate da successive indicazioni normative di bilancio, così da rendere aleatorio e incerto quanto con certezza viene indicato dalle norme specifiche di settore e temporalmente precedenti, tanto più in tema di diritti incomprimibili

Che la sentenza in questione possa essere quindi definita storica anche perché – incidentalmente a causa del merito del pronunciamento – stabilisce che come fonti del diritto i trattati internazionali A) debbono essere presi in considerazione nella loro totalità, e non quindi dando peso soltanto (o prevalente) a quelli in merito a obblighi di bilancio B) che, comunque, trattati quali Maastricht e Lisbona e tutti quelli che relativi a obblighi di bilancio, sono soccombenti rispetto alle norme costituzionali e comunque non esentabili dal giudizio di costituzionalità.

Che di conseguenza anche vincoli di bilancio imposti ai Comuni e discendenti da obblighi derivanti da tali trattati e dall’impostazione monetarista che li ha ispirati debbano trovare radicali correttivi

Valutato quindi, per quanto espresso in narrativa, che i temi sopra esposti impattino direttamente e indirettamente le competenze anche del Consiglio Comunale di…..

Tutto ciò premesso

Il Consiglio Comunale di Ancona

Impegna l’amministrazione comunale tutta a:

Al fine di rendere effettivamente esigibili diritti fondamentali costituzionalmente garantiti – per quanto di competenza – a non produrre atti tali da incorrere nella condizione di aleatorietà e incertezza a causa di concomitanti e o successive norme comunali di bilancio;

A non far sottostare la fruizione di tali diritti fondamentali e incomprimibili – sempre per quanto di competenza, e limitatamente ad essi – a propri vincoli di bilancio tali da renderli inesigibili del tutto o in parte;

Ad opporsi in tutte le sedi opportune a norme di fonte superiore ad ogni livello che abbiano reso e rendano del tutto o in parte non fruibili tali diritti;

A compiere una ricognizione relativa a eventuali non esigibilità parziali o totali di diritti costituzionalmente fondamentali e incomprimibili a livello comunale a causa di situazioni di bilancio simili a quelle ricordate in narrativa, e a riferirne in tempi adeguati al Consiglio Comunale

A valutare in tempi ristretti e congrui se sollevare – una volta compiuta tale ricognizione e comunque già in relazione al cd patto di stabilità – conflitto di legittimità costituzionale di norme, comprese quelle provenienti dall Unione Europea,  che impediscano del tutto o in parte – per quanto di competenza comunale o comunque per diritti incomprimibili da rendere effettivi nel territorio di competenza – l’effettiva e piena fruizione di tali diritti costituzionalmente garantiti come fondamentali e incomprimibili;

 

A trasmettere il presente odg ai Consigli comunali della Regione.

 

FRANCESCO RUBINI

 

ODG: Intitolazione piazza, via o altro luogo pubblico a Carlo Giuliani.

Ordine del Giorno

OGGETTO: Intitolazione piazza, via o altro luogo pubblico a Carlo Giulianipiazzacarlogiuliani

 

I consiglieri Comunali Francesco Rubini Filogna e Stefano Crispiani sottopongono al Consiglio Comunale di Ancona il seguente ordine del giorno:

 

Premesso che:

 

-         Nel luglio 2001 a Genova, in una città blindata, si svolse il G8 contro il quale furono organizzate grandi manifestazioni di protesta partecipate da decine di migliaia di persone provenienti da tutto il mondo;

 

-         In quelle giornate del luglio 2001 fu messa in atto una durissima repressione nei confronti del movimento altermondialista, con l’esplicita finalità di isolarlo e criminalizzarlo. Furono violati basilari diritti umani, con una sospensione di fatto delle garanzie democratiche sancite dalla Costituzione e dall’ordinamento internazionale, come emerso dalle inchieste e dalle sentenze di condanna della magistratura, nonché da centinaia di testimonianze dirette e da numerosi dossier prodotti in tutti questi anni;

 

-         Risultato di quella folle repressione fu la morte del giovane Carlo Giuliani ucciso da un colpo di pistola esploso da un’agente dei Carabinieri durante la giornata di protesta del 20 luglio 2001;

 

 

Considerato che:

 

 

-         Di fronte a svariati tentativi del potere politico e dei vertici dello Stato di nascondere e sminuire le reali responsabilità, a quindici anni dalla tragica morte di Carlo Giuliani permane viva e forte la necessità di perseguire verità e giustizia sulla morte del giovane manifestante e sui fatti di Genova più in generale;

 

 

SI CHIEDE AL CONSIGLIO COMUNALE

 

-         Di intitolare una strada, una piazza o un altro luogo pubblico della città a Carlo Giuliani, a testimonianza del proprio impegno nel non dimenticare la sua tragica morte, nel chiedere verità e giustizia sui fatti di Genova, per continuare a reclamare a gran voce la necessità di accertare tutte le responsabilità di quella brutale repressione e impedire qualsiasi futura simile violazione delle libertà democratiche.

 

Francesco Rubini Filogna

Stefano Crispiani

Ordine del Giorno: Giustizia per Giulio Regeni

image-608x608Riceviamo dal gruppo consiliare Sinistra Unita di Fano e depositiamo anche nel nostro consiglio il seguente ordine del giorno

Ordine del Giorno: Giustizia per Giulio Regeni

 

 

Il Consiglio Comunale di Ancona

 

 

Premesso che:

 

-Il 3 febbraio 2016 presso Giza in Egitto è stato trovato il corpo senza vita di Giulio Regeni, ricercatore e dottorando italiano di 28 anni, scomparso dalla città egiziana il 25 gennaio 2016;

 

-Giulio Regeni si trovava in Egitto per compiere degli studi riguardanti il suo corso di dottorato di ricerca in politiche internazionali che stava svolgendo presso l’Università di Cambridge;

 

Considerato che:

 

-Il 25 gennaio 2016 era il quinto anniversario della rivoluzione dipiazza Tahir che ha portato alla deposizione del presidente Mubarak;

 

-Come appreso dalla stampa, il corpo di Giulio Regeni mostra chiari segni di tortura. “Bruciature di sigarette, un orecchio mutilato, tagli ed ecchimosi ovunque, un colpo alla testa” (dal Fatto Quotidiano del 5 febbraio 2016), “Aveva sette costole rotte, segni di scariche elettriche sui genitali e un’emorragia cerebrale” (da L’Internazionale del 15 febbraio 2016), “sono state strappate le unghie delle dita e dei piedi. Sono state fratturate sistematicamente le falangi, lasciando tuttavia intatti gli arti inferiori e superiori. E’ stato mutilato un orecchio” (da La Repubblica dell’8 febbraio 2016);

 

 

Constatato che:

 

-Giulio Regeni era specializzato in conflitti e processi di democratizzazione ed era in contatto con oppositori del regime di Al Sisi;

 

-Le autorità egiziane hanno fin da subito fornito versioni contrastanti, arrestando persone che poi sono state velocemente rilasciate;

 

-Le autorità egiziane hanno scambiato Giulio Regeni per una spia, in quanto qualche giorno prima aveva inviato in Europa dei report riguardanti i suoi studi universitari sui gruppi d’opposizione al regime di Al Sisi, intercettati dai Servizi Egiziani (Repubblica, 15 febbraio 2016, Corriere della Sera, 16 febbraio 2016);

 

Impegna il Sindaco e la Giunta:

 

-A sollecitare il Parlamento e il Governo Italiano affinché si attivino in tutte le sedi internazionali preposte per far luce sulla morte di Giulio Regeni;

 

-A inviare questa delibera ai Presidenti della Camera dei Deputati e alla Camera dei Senatori;

 

-A inviare questa delibera ai Presidenti di più quanti possibili Consigli Comunali d’Italia e a chiedere che venga messa all’Ordine del Giorno per poter essere votata;

 

Francesco Rubini Filogna