Oltre le barriere per un nuovo porto

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Il porto muto e recintato deve diventare il luogo dei lavori, dei diritti del contatto tra la nostra città e le terre d’oltremare. Per tornare ad essere una città di mare Ancona ha bisogno di recuperare il suo porto. Per poterlo recuperare deve riorganizzarlo. Nel riorganizzarlo deve ricordarsi la sua storia fatta dell’abilità di andare per mare e di saper costruire i mezzi per andarci. Ancona non deve perdere la cantieristica e deve continuare ad essere, in rete con gli altri porti dell’Adriatico, di questa e dell’altra sponda, punto di partenza e di arrivo per persone merci e culture. Quindi, per togliere le barriere, occorre spostare il punto d’arrivo dei traghetti che provengono fuori Schengen e portarlo fuori dal porto storico. Questa cosa si può fare subito e pressoché senza costi.

 

Dalla parte dei lavoratori del porto

 

porto Il Forum sul Porto organizzato da Ancona Bene Comune ha visto la partecipazione della FIOM, dell’ambasciata dei diritti e dell’esperto Carlo Brunelli.

La situazione che ci troviamo davanti è tragica. I lavoratori della Fincantieri sono di nuovo mobilitati e proprio al porto altre importanti realtà produttive hanno chiuso.

Riguardo la crisi dei cantieri navali anconetani, è emersa la proposta fattibile della costituzione di un polo concentrato nell’area della Fincantieri, specializzato nella nautica da diporto di alta qualità, nel rimessaggio, nelle piccole medie imbarcazioni passeggeri o da crociera, possibilmente ad alto contenuto di ricerca in termini di riduzione dei consumi energetici e di inquinanti.

Da sindaco della città sarà mia cura e priorità esaminare questa come altre proposte e attivare processi partecipativi che coinvolgano esperti del settore, i lavoratori di Fincantieri e la proprietà.
LA COSA PIU’ IMPORTANTE PER NOI E’ LA SALVAGUARDIA DEI POSTI DI LAVORO!

Il Comune e la sua amministrazione hanno il dovere di perseguire tutte le strade possibili per la riqualificazione del e dei cantieri navali e non accettare passivamente il lento decadimento di questa parte importantissima dell’economia cittadina. Ancona non deve perdere la capacità di saper costruire NAVI!

Stefano Crispiani